Dialoghi di Casa Manilo

Silvia

(mentre leggi, ascolta “I’ll be around – Empire of the Sun”)

Agosto 2019, appartamento sotto

Siamo tutti in veranda mentre arriva Silvia, la nostra veterinaria. Entra con l’auto nel cancello e parcheggia davanti a noi. Trattengo Hela, la nostra pinscher, mentre il buon vecchio Birillo, con la flemma che lo contraddistingue, si avvia lentamente fuori casa e, scesi i due scalini con estrema cautela, procede verso Silvia, scodinzolando.

«No! Ma guardate com’è, ha una fibra questo cane… incredibile» dice Silvia, accarezzando Birillo sulla schiena. Sembra quasi avere un ripensamento, quindi le chiedo di illustrare a noi tutti il quadro della situazione da capo, in modo che possiamo ascoltarlo nuovamente e ritrovare la determinazione che, fino ad un attimo prima, pensavamo di avere.

«Quando il cane è arrivato da me, l’altro giorno, ho pensato ad un tumore, una metastasi, qualcosa del genere insomma» spiega «ma una volta apertagli la bocca, per capire l’origine del gonfiore spaventoso, ho capito che si trattava di un’infezione da piorrea in fase molto avanzata, che probabilmente gli è arrivata anche alla testa e che, quasi certamente, è responsabile dell’attacco epilettico avuto la settimana prima. Non fosse un cane di quasi vent’anni, una soluzione poteva essere l’asportazione di tutti i denti, la ricostruzione della gengiva e tanta, tanta pazienza e farmaci. Come vi ho già detto però, sottoporlo a tutto ciò per sperare in un prolungamento della vita di appena qualche mese, oltretutto con una mutilazione, non è consigliabile”.

Non ancora soddisfatto, spero che ripeta quanto mi ha già detto allo studio, due giorni prima, per assicurami di aver capito bene, e infatti… «Gli antibiotici che sta facendo sono fortissimi, è sgonfiato ed apparentemente a voi sembra stare bene, ma ha comunque dolore, un dolore che con ogni probabilità continuerà a crescere, potrebbe portare a nuovi attacchi epilettici, febbre, o addirittura alla frattura della mascella. Penso che abbiate preso la decisione giusta: regalargli un fine vita dignitoso qui, a casa sua, circondato dalla sua famiglia, ad un’età molto avanzata e raggiunta in piena forma, non è altro che un gesto d’amore»

[…]

Prima che Silvia se ne vada, le faccio fare un giro della casa, andiamo sopra e le mostro l’appartamento che affittiamo ai turisti. Si sofferma a guardare tutte le foto dei miei genitori appese, scelte appositamente fra le più buffe, e poi ci spostiamo in terrazza. «Sono venuta soprattutto per gratitudine verso la tua mamma, oggi, e se non sbaglio è anche l’anniversario della sua morte?”, ricorda Silvia correttamente. “Immagino come tu possa stare. La tua mamma mi ha sempre sostenuta, aiutata e consigliata, fu la mia prima cliente quando ho aperto lo studio, trent’anni fa ormai. Adesso che sono qui a casa sua, tua, ho la conferma di quello che ho sempre sostenuto. Pensala come vuoi, ma sono convinta che ci sia una particolare energia in questo posto. Un’energia che vi ha sempre mantenuti felici, che ha permesso alla tua mamma di affrontare una lunga malattia senza sintomi o dolore, che ha portato Birillo, quindicenne e claudicante, a ritrovare una seconda giovinezza e vivere ancora quattro anni in piena forma. Ti voglio ringraziare per avermi permesso di fare questa cosa in questo modo e in questo posto, non pare, ma anche se pratico decine di eutanasie, questa è stata molto particolare anche per me»

(alcuni giorni dopo)

Non appena l’auto di Silvia ha lasciato il cancello, ho ripassato mentalmente quanto appena ascoltato, ma in modo molto distaccato e rapido, solo per memorizzare, non avendo la testa abbastanza libera, in quel momento. Quindi, sono entrato in casa, e solo oggi torno a pensarci, mentre scrivo questo testo.

Sicuramente Silvia ha sempre avuto una forte ammirazione per mia madre, non mi riesce affatto difficile crederlo, e con molta probabilità mia madre, a sua volta, ha avuto un gran carattere ed una spiccata personalità, tali da mantenersi forte, positiva e sorridente durante la sua malattia. Effettivamente poi, Birillo non si trovava nel pieno della forma quando ha traslocato in questa casa, ed ha avuto un cambiamento evidente ed inequivocabile fin da subito. Abbiamo decine di filmati e foto che lo ritraggono mentre galoppa, con le orecchie che sventolano per aria e la lingua da un lato, con quelle sue gambe mezze storte che, a due a due appaiate, avanti e indietro, lo sospingono con forza fino a buffe derapate in curva o goffe inchiodate. Il potere della campagna, dicevamo noi, o una nuova felicità. Non so se Silvia si riferisse a questo, sono molto più solito soffermarmi sui problemi, sulle difficoltà o le preoccupazioni. Le cose belle, più frequentemente, sono gli altri a portarle alla mia attenzione, e solo allora le vedo davvero. Probabilmente capita un po’ a tutti, e non perché la si sottovaluti, ma perché spaventa un po’ constatare la felicità, per timore di intaccarla. Quindi, se lei  parlasse di fortuna, di caso, di positività, di forza, o di tutte queste cose insieme, io non lo so. So per certo che rientrando in casa l’altra sera, con Birillo addormentato per sempre, nel suo materassino, ho decisamente sentito serenità, pochissima tristezza. E che esattamente un anno prima, in uno scenario pressoché identico, ho provato la stessa serenità, e, anche allora, pochissima tristezza. Per un anno intero, ho pensato di essermi inaridito al punto da non saper provare abbastanza tristezza, da non riuscire a piangere a sufficienza. Adesso però, ripensandoci, la completa serenità con cui ho potuto accompagnare sia mia madre che Birillo, e la certezza di aver dato tutto, ricevendo ancor più di tutto, devono aver reso inutili sia pianto che tristezza. Sì, credo di aver capito. Dev’essere proprio questo, questo senso di pace, anche nel dolore, che Silvia chiama energia.

Birillo

 

Dialoghi di Casa Manilo

Peter

(mentre leggi, ascolta “Cirrus – Bonobo”)

Giugno 2019, giardino

Ho appena finito di cenare, quando uno dei miei tre ospiti mi chiama e, pregandomi di seguirlo, mi conduce nel giardino di sotto, davanti alla mia porzione di casa. Indossa una camicia bianca, pantaloni grigi a righe, da camera, e ciabatte invernali. Ha la mia età, ma sarebbe stato pressoché impossibile dirlo, se non avessi registrato il suo passaporto il giorno prima. Viaggia in compagnia di un altro uomo e di una donna, bellissima e sorridente. Mi hanno chiesto tre camere separate, suppongo si tratti di amici, ma non so altro, infatti, si son mostrati subito riservati al loro arrivo e, a parte l’entusiasmo per la casa, tale da portarli ad estendere la permanenza da una a quattro notti, non ho avuto modo di parlare con nessuno dei tre, fino a questo momento.

«Massi, mi puoi dire che alberi sono questi?» esordisce, indicandomi un olivo. Rispondo, spiegando di cosa si tratti, e prosegue «Le foglie si usano? Quando maturano le olive? Si possono mangiare dall’albero? E quello laggiù, che albero è?».

Mi fa molta tenerezza e rispondo con quanta più completezza possibile, provando un piacevole gusto nello spiegare qualcosa di così ovvio per me, e nello scoprire che per lui non lo è affatto. Il dialogo prosegue in modalità “nonno-nipote” per qualche minuto, con Peter che, puntando il dito verso il paesaggio che ci circonda, continua ad interrogarmi con i suoi occhialetti rotondi e dorati, e con la sua testa completamente rasata. Mi sembra quasi di stare parlando con  un bonzo. Improvvisamente ci interrompe Hela, la mia cagnolina, Peter si accuccia in quella postura fisicamente possibile solo agli asiatici, e, accarezzandola, interrompe la serie di domande per raccontare qualcosa di suo.

«Noi ti invidiamo molto Massi, sai? Questo posto è bellissimo, la campagna, il bosco. Da noi nessuno possiede del terreno e solo pochissimi possiedono un piccolo giardino. Gli altri due ragazzi sono scrittori, scrivono guide turistiche e saggi di viaggio. Nella sola ultima settimana hanno fatto Olanda, Belgio, Francia e Nord Italia. Noi orientali, come saprai, quando veniamo in Europa, cerchiamo di vedere quanti più luoghi possibile. Stanno scrivendo un libro sul rapporto degli europei con lo straniero, immigrato o turista, cercando di raccogliere del materiale in località il più possibile defilate, come questa». Si alza, lasciando Hela libera di allontanarsi, e prosegue. «Io li ho incontrati soltanto ieri, sul Lago di Como, ho fatto un giro completamente diverso dal loro, arrivo da Spagna e Provenza. Ci siamo conosciuti lo scorso anno, sempre in un viaggio ma in Corea, e avevamo previsto di trascorrere una notte qui, a Casa Manilo, per salutarci, passare una sera insieme, e proseguire poi per destinazioni diverse: loro diretti in Austria e Germania, io, invece, a sud». Ho quasi paura di interromperlo, perché ascoltarlo è affascinante, ho addirittura il timore che possa pensare di annoiarmi, quindi sorrido e faccio assensi col capo, mentre parla, per incitarlo a proseguire. «Io, sai, sono in Europa per ragioni completamente diverse dalle loro. Due ragioni, in realtà. La prima, è cercare di capire e scoprire cosa significhi spiritualità. Ho letto molto di religione e devozione, di passione per la fede e sacrificio, ma, non essendo religioso, non riesco a capire cosa possa significare, per qualcuno, dedicare la propria vita a qualcosa di non dimostrabile, di irreale, di astratto e misterioso. Non ho intenzione di abbracciare alcun credo, ma sto cercando di visitare alcuni luoghi della spiritualità per osservare, proprio da spettatore, questa realtà a me ignota. Così ho visto Santiago di Compostela, Avila, alcuni altri monasteri nel sud della Francia e infine avrei dovuto proseguire per Camaldoli, La Verna, Assisi ed infine Roma. Ieri sera però, siamo rimasti tutti e tre così colpiti dal tramonto e dalla bellezza del panorama, che abbiamo deciso di fermarci quattro notti anziché una soltanto: loro sistemeranno i loro appunti ed io… beh, più spirituale di questo luogo, non credo possa desiderare. Rinuncerò alle tappe intermedie ed andrò direttamente a Roma». Sono sempre più rapito da questo dialogo inatteso e particolare, cerco con lo sguardo Nicola nelle finestre di casa nostra ma senza individuarlo, mi piacerebbe venisse ad ascoltare questo ragazzo insieme a me. Peter sembra essersi accorto della mia momentanea distrazione, così, perché prosegua, chiedo quale sia la seconda ragione che lo ha portato in Europa. Mai avrei potuto immaginare la risposta che stavo per ricevere.

«Il secondo motivo del mio viaggio in Europa è vedere, a quarantasette anni e per la prima volta, il cielo e le stelle!». La mia espressione, sbalordita ed incredula, deve colpirlo, perché, da sorridente e leggero, il suo tono diventa appena più gravoso e serio. «A Seoul – che, scopro in quel momento, si pronuncia sòl [ndr], –  non si vedono le stelle la notte ed il cielo non è mai azzurro di giorno. Abbiamo tanto inquinamento, una cappa costante sulla città e, spesso, la sabbia del deserto mongolo rende il tutto giallastro e polveroso», si tocca quindi il colletto della camicia, per poi proseguire «Alla sera siamo sempre sporchi di smog e sabbia, la città è sovraffollata ed occupa un’area così vasta ed urbanizzata che non è semplice allontanarsi spesso». A quel punto incrocio le braccia, inclino la testa esprimendo stupore ed interesse, e chiedo se nelle campagne, o nelle zone agricole, la situazione sia diversa. Vedo che Peter, nonostante non mi stia facendo un quadro molto allettante del proprio Paese, ha piacere di proseguire il racconto. «In Corea del Sud quasi tutta la popolazione vive nei due principali centri urbani. Le campagne sono quasi totalmente spopolate e l’inquinamento dell’aria non risparmia ormai nemmeno quelle. Difficilmente, col tenore di vita che abbiamo, esiste il tempo di andare nelle campagne o altrove nel Paese, preferiamo risparmiare e fare un viaggio come questo. Pensa, durante la scuola primaria viene solitamente fatta una gita su una delle pochissime colline che abbiamo, per permettere ai bambini di intravedere qualche stella. Ieri sera, qui, nel tuo giardino, abbiamo spento le luci esterne e ci siamo stesi a guardare il cielo. Sono in Europa ormai da una settimana, ma sempre in città o cittadine. Vedere il cielo da qui è stato commovente, grazie».

Ho messo la casa in cui sono cresciuto su un famoso sito per affittare ai turisti. L’ho fatto così, quasi per gioco, sperando di avere ogni tanto qualcuno che la abiti, dopo che i miei sono entrambi recentemente scomparsi. Ebbene, il solo aver avuto Peter, anzi, questa sola conversazione con lui, mi fa pensare di aver già ottenuto il più grande compenso possibile: il confronto. Questa chiacchierata è stata un piccolo viaggio, emotivo e mentale. Certo, il mio cielo è questo da tutta la vita, e spero rimarrà tale, i miei alberi sono gli stessi, piccoli, ovvi, scontatissimi ed onnipresenti olivi da sempre. Eppure, dopo stasera, credo che tornerò spesso a pensare a come, incredibilmente, tutto questo possa essere così meraviglioso e stupefacente per qualcun altro, in qualche parte del mondo, e che costui, per puro caso, potrebbe trovarsi a passare da qui.

 

 

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Tecnologia, Web

Ios 10 Public Beta 

img_2227Finalmente anche per noi, iscritti amatoriali al programma pubblico di beta testers AppleCare , è arrivato il giorno del rilascio di iOS 10. (Se non siete iscritti potete farlo andando su beta.apple.com). La versione ufficiale più stabile sarà rilasciata per tutti a Settembre, insieme ad iPhone 7 (o iPhone Pro come alcuni sostengono che si chiamerà). Ebbene, ecco una rapidissima carrellata di novità ed impressioni.

Blocco, Centro Notifiche Spotlight: nella schermata di blocco compaiono notifiche più leggibili e chiare, più ricche e pulite e molto più interattive. Senza sbloccare il telefono è possibile fare praticamente tutto da ciascuna notifica: dai messaggi ai promemoria, dalle notizie ai post di Facebook, da Whatsapp a Instagram. E’ inoltre possibile accedere alla fotocamera con schermo bloccato semplicemente scorrendo verso destra, in modo da essere subito pronti qualora ci si presentasse l’occasione per uno scatto improvviso.  img_2234img_2233Il centro notifiche si è interamente rinnovato ed arricchito, così come la schermata che si ottiene trascinando dall’alto in basso. Qui le icone di attivazione e disattivazione servizi sono a colori, sono stati riposizionati alcuni tasti, principalmente il night shift che ora è attivabile anche in modalità non disturbare ed aereo, mentre la gestione della musica ha una schermata dedicata che si ottiene scorrendo verso destra la schermata. Si ha anche la possibilità di gestire l’output sonoro (ad esempio Apple TV, Speaker, Cuffie) ed il tutto anche da blocco schermo. 
img_2235Rimanendo in tema di Musica, ci sono enormi novità nella applicazione, che si presenta in forma decisamente molto più intuitiva e gestibile, permettendo finalmente di non impazzire coi sotto menù per scaricare brani fisicamente nel telefono o per creare playlist.
La musica come detto è gestibile inoltre dal blocco schermo, dalla schermata di controllo che si solleva dal basso e dal Centro Notifiche, oltre che ovviamente da Siri. img_2241Grandissime novità per la app Messaggi, che si modifica ed arricchisce di numerose funzioni di inserimento e condivisione nonché di app dedicate per la scrittura e gli emoji. È possibile ora condividere disegni, animazioni, scrittura a mano libera, musica, ma anche di dare un tono al messaggio, che sia urlato o sussurrato, arrabbiato o affettuoso. Sembra inoltre che con le prossime beta sparirà il selettore della lingua, poiché la lingua verrà individuata in maniera automatica in base alla digitazione.Siri adesso si occupa praticamente di ogni funzione ed applicazione ed ha anche in italiano la versione voce maschile.

img_2237 Tra le nuove funzioni spicca il “raise to wake”, basta infatti sollevare iPhone per veder comparire schermata e notifica

Altra grande novità la funzione Casa, da dove sarà possibile gestire qualsiasi apparato interattivo nella propria abitazione, lista che va via via arricchendosi di straordinarie e futuristiche invenzioni per gestire apertura porte e cancelli, antifurti, illuminazione, elettrodomestici e molto altro. img_2239Moltissime altre funzioni ancora da scoprire e devo dire una beta finora molto stabile, al momento non ho avuto alcun intoppo.

Spagna, Viaggi

Siviglia, Spagna

Avenida de la Costitución

Capitale dell’Andalusia, nella Spagna del sud, regione vasta ed autonoma dal clima mite in inverno e torrido in estate, Siviglia si conferma, come ricordavo dalla mia prima visita nel 2008, una città spettacolare e fra quelle che amo di più in assoluto. E’ questa la stagione migliore, insieme all’autunno, per visitarla senza soccombere al caldo che, in Luglio ed Agosto, segna il record europeo. Il centro storico è fra i più vasti d’Europa e si suddivide in più zone dalle distinte anime e caratteristiche, una serie di barrios tutti splendidamente ricchi di cose da vedere e fare.Nel Casco Antiguo, cuore turistico, sorge la Giralda, oggi torre campanaria dell’immensa Cattedrale Gotica, che fu minareto della moschea moresca al tempo della dominazione araba. Adiacente alla Cattedrale, spicca il meraviglioso edifico de l’Archivo de Indias, al cui interno sono custoditi milioni di pagine di migliaia di manoscritti dalla scoperta dell’America in poi: particolarmente emozionante è leggere le pagine redatte da Cristoforo Colombo, sepolto nella Cattedrale, che descrivono lo sbarco ad Hispaniola, leggere il dizionario delle parole dei nativi americani o ancora l’elenco dei prodotti scoperti, assaggiati ed importati dal nuovo mondo. Siviglia è stata la porta di partenza e ritorno dalle colonie, a questo si deve la sua dimensione ed importanza. Percorrendo la vastissima e pedonalizzata Avenida de la Constitución verso Sud, si raggiungono con un po’ di pazienza sia la Torre de Oro, altro reperto della dominazione araba, e l’imponente Plaza de España, con l’edificio monumentale a semicerchio. Alle spalle della Cattedrale e dell’Archivio, ecco il Real Alcazar, la fortezza ancora oggi utilizzata stagionalmente dalla famiglia reale spagnola. Regalatevi una visita completa di questo palazzo con i suoi immensi giardini e le sue decorazioni scintillanti di maioliche ed oro, dopodiché, dal Patio de Banderas, immediatamente di fianco, attraversate i due piccoli archi bianchi ed immergetevi nella Juderia, il quartiere ebraico di Santa Cruz, con i suoi vicoli intrecciati colmi di negozi e ristoranti.

Archivo de Indias

Questa è la zona nella quale si concentra la maggior parte dei turisti, i monumenti sopra citati sono tutti conosciutissimi e frequentatissimi e chi dispone di un giorno o due soltanto rischia di fermarsi qua, avendo scoperto appena un quinto della città. Percorrendo invece la principale via di Siviglia in direzione nord dalla Cattedrale, si raggiungono le zone che preferisco. Ecco Plaza Nueva con il palazzo dell’Ayuntamiento  (Municipio), superato il quale due lunghe strade pedonali parallele fra loro, Calle Sierpes e Calle Tetuan, segnano il paradiso dello shopping, con negozi delle marche più note ed internazionali mescolati ad altri di prodotti locali ed insoliti: qualsiasi traversa si percorra in qualunque direzione racchiude una sopresa e, come racconta una nota canzone di Niccolò Fabi, sono le vie secondarie ad offrire i prodotti più interessanti. Spostandoci ad est, è imperdibile Plaza de Alfalfa, alberata e tranquilla zona popolare ed alternativa della città. Da qui, suggerisco una passeggiata nelle calles Perez Galdos e Ortiz de Zuñiga, dove si trovano alcuni fra i negozi miei preferiti. Proseguendo verso est dalla piazza si raggiunge Casa de Pilatos, un palazzo in stile tipicamente andaluso la cui visita merita un posto nel vostro programma.

Metropol Parasol

Le due vie pedonali di cui sopra, in direzione Nord, ci portano fuori dal centro storico/commerciale, ed una volta percorsa la frenetica Calle Laraña e visitato l’imponente Metropol Parasol, una struttura panoramica modernissima a copertura di Plaza de la Encarnacion, avrete visitato praticamente quasi tutto quello che le guide più superficiali vi indicherebbero. Invece, ci sono ancora molte soprese. Dal Parasol, subito a nord si apre uno slargo che ci permette di raggiungere e percorrere la Calle Feria, dal nome dell’omonimo quartiere, lungo la quale si susseguono una serie di esercizi commerciali di svariato tipo. Anche qui, come nel resto della città, le case sono soprattutto bianche con rifiniture giallo ocra, il colore simbolo di Siviglia e dell’Andalusia. Dopo una sosta al meraviglioso mercato coperto, ricco di banchi alimentari e di piccoli ristorantini dalla eccellente qualità, potrete proseguire fino ai resti della cinta muraria di Siviglia e dare uno sguardo al Parlamento Andaluso.

Al termine di Calle Sierpes, dove spicca riconoscibilissima la storica pasticceria Campana, ed al termine della sua parallela Tetuan, di cui ancora una volta userò il termine nord come punto di riferimento, potrete percorrere una delle due proiezioni di queste vie, rispettivamente Amor de Dios e Trajano, per spostarvi ulteriormente a nord e raggiungere l’immensa e spettacolare Alameda de Hercules. Si tratta di uno spazio immenso, alberato e pavimentato, decorato e ristrutturato recentemente con fontane, panchine, tavoli e tettoie coperte e completamente circondato da locali. Inutile dire che la sera questa piazza trabocca di vita poiché offre praticamente tutto: dalle tapas alla cucina internazionale, dal pub al ristorante di lusso, dal cinema al teatro, il tutto con un sapore di festa paesana e una sensazione di rilassatezza. Prima di elencare alcuni consigli, concludo con il quartiere di Triana, oltre il Rio Guadalquivìr, dove potrete ammirare un moderno museo della ceramica e passeggiare su Calle Betis godendo di numerosi locali in cui sedersi a sorseggiare qualcosa guardando lo skyline di Siviglia oltre il fiumeDove Mangiare:

La Giralda

  • La Cantina: il mio pesce fritto preferito in assoluto: affacciato sul lato sud del Mercato di Feria, in una piccolissima corte, questa minuscola ma organizzatissima friggitoria offre pesce freschissimo cucinato sapientemente, ad un prezzo oserei dire ridicolo. Un Frito Variado composto da Alici, Gamberi, Sogliole, Spatola, Baccalà, Merluzzo, Calamari e molto altro, sufficiente per due persone, accompagnato con due birre, appena 14€
  • Bodega Dos de Mayo: a pochi passi sia da calle Campana che da Alameda de Hercules, questo locale di grande successo e molto frequentato offre decine e decine di tapas (assaggi monoporzione). Unica grande difficoltà è la scelta. Ogni tapa costa 2,50€, il servizio è self service ma c’è moltissima disponibilità ed il servizio rapidissimo ed efficiente.
  • Casa Ricardo – Antigua Casa Ovidio: consigliati dal nostro padrone di casa, abbiamo scelto di dare carta bianca al cameriere Jesus, che fino al nostro stop ci ha portato una rassegna di piatti molto elaborati, originali e gustosi. Un servizio eccellente accompagnato dall’elemento sopresa all’arrivo di ogni portata. Lo Chef Ricardo è venuto anche al tavolo a presentarsi, il posto è decisamente particolare, ai limiti del Kitsch poiché tappezzato da immagini sacre e di persone nell’atto di ricevere la comunione, ma anche questo lo rende particolare.
  • Lonja de Feria: ancora una volta al mercato di Feria, stavolta sul retro, dove si apre una corte molto vasta disseminata di micro ristoranti spagnoli ed internazionali, fra loro convenzionati, dove tapeare mischiando cibi peruviani e giapponesi, cinesi e messicani, spagnoli e thailandesi.
  • El Cartuchito: incantevole chiosco affacciato su Plaza de Alfalfa che offre piccoli cartocci di Jamon iberico, Chorizo, Formaggi, Olive ed altri snack, da accompagnare ad una birra o ad un Tinto de Verano (vino rosso e gazosa).

Consigli vari:

  • Come raccomandato dagli stessi Sivigliani, evitare la visita nei mesi di Luglio ed Agosto
  • I negozi mediamente aprono dalle 10 alle 14 e dalle 17/17:30 alle 21/21:30, nelle ore intermedie la città è semi deserta, a causa del caldo, ed anche i principali musei restano chiusi, organizzatevi in modo da poter rientrare ai vostri alloggi per una pennichella
  • L’orario di cena è dalle 21 alle 23:30, siamo molto più ad ovest di Londra ma con lo sesso fuso orario di Roma pertanto la luce solare è spostata di molto in avanti rispetto alle nostre abitudini: meglio dormire un po’ di più al mattino e considerare di uscire per il dopocena non prima di mezzanotte e mezza.
  • Siviglia è una città da suddividere in zone: prendete una mappa del centro e scegliete uno/due quartieri al giorno al massimo: le distanze sono piuttosto elevate e già ad Aprile/Maggio il caldo potrebbe affaticare anche il turista più allenato
  • La Sevilla Card, che consente l’accesso a diversi siti di interesse, a parer mio è conveniente solo se acquistata per la durata di 24 ore e se, nella giornata, si riescono a fare almeno 4 attrazioni. Tuttavia, per le ragioni sopra, questo risulterebbe estenuante e per un risparmio talmente esiguo che a me non sembra valere la pena
  • Alla data odierna, soltanto una linea della metropolitana, esterna al centro, è in funzione. Una unica linea di Tram parte da Plaza Nueva e si dirige a sud/sud est, pertanto considerate solo le vostre gambe, oppure il bus circolare esterno al centro. Gli autobus che attraversano il centro città hanno una frequenza molto bassa e concentrata nelle ore di servizio alle scuole/uffici.

 

Cronaca, Varie

Arte. Che cosa è? (Jan Fabre a Firenze)

Non troverete la risposta in questo post, ovviamente, ma una piccola riflessione. Trovo che ci sia una forte similitudine tra arte e religione. La religione infatti, è nel senso di colpa, nella punizione e nel premio, nel rito e nella morale che affonda i propri cardini. E soprattutto, così come l’arte, nel dubbio. Ciascuno ha il proprio gusto, il proprio carattere, la propria emozione, la propria scala delle priorità e dei valori, perciò dovrebbe risultare quasi impossibile definire un’opera universalmente bella per chiunque la osservi. Si può tentare di creare qualcosa di assolutamente spettacolare, nel quale sia evidente il genio creativo o lo sforzo intellettivo e manuale, riuscendo in questo modo a ricevere il plauso di quanto più pubblico possibile. La tendenza invece, oggi, è rimpiattare dietro alla parola arte qualsiasi cosa si voglia, praticamente tutto. Se un critico particolarmente influente definisce arte un rubinetto rotto appoggiato su un tavolo, è quasi certo che un manipolo di spettatori pagherà un biglietto per vedere tale opera, instillando a sua volta il dubbio in un secondo gruppo di visitatori, che preoccupati di non capire l’opera o di non essere all’altezza di menti più colte, aumenteranno l’interesse per quell’oggetto, e così via.  C’è un po’ di vergogna nell’ammettere di non gradire un’immensa sala vuota con una tela strappata al centro, c’è la paura di essere additati come denigratori, inesperti o  insensibili. Cosa succede quando invece ci troviamo di fronte ad “artisti” che usano provocazioni che vanno al di là della comune decenza? E’ il caso di Jan Fabre, artista Belga poliedrico, le cui installazioni occupano in queste settimane Piazza della Signoria a Firenze, la più nota è l’enorme tartaruga dorata cavalcata da un uomo.

208cz86Costui, inoltre, realizza installazioni che non riesco in alcun modo a classificare: cadaveri imbalsamati di cani  decorati a festa in uno squallido carnevale di corpi esanimi, gatti appesi a ganci da macelleria, teschi umani ricoperti da migliaia di scarabei dorati che masticano scoiattoli. Certo, sicuramente cani e gatti  erano già morti prima di utilizzarli in questi teatrini, dubito tuttavia che il Sig. Fabre abbia raccolto personalmente le migliaia di insetti già morti nei boschi delle Fiandre. È anche vero che ci sono decine di persone che ancora oggi espongono trofei di caccia nelle proprie abitazioni, o peggio, indossano le cuoia di creature delle quali neppure ci nutriamo, ma si tratta davvero di arte, o di gusto personale, seppure discutibile? Si tratta di estro, o di provocazione? Si tratta di qualcosa di così alto da essere incomprensibile, o di una semplice presa in giro dell’artista per beffare i pecoroni? La buona notizia, è che questo genere di opere non verrà installata all’aperto o in luoghi pubblici perciò, grazie alla più grande libertà che ognuno di noi ha, quella di scelta, sarà l’affluenza di pubblico ad elevare certi feticci vestiti a festa ad arte sublime o a rendere certe mostre un semplice obitorio. La brutta notizia invece è che, se da secoli esistono emulatori e falsificatori di quadri e dipinti, non oso immaginare quale genere di tentativi di riproduzione aspettarmi da questa esposizione. Nel frattempo un nutrito gruppo di persone scandalizzate (dalla stampa definite a prescindere “animalisti”) ha creato gruppi e petizioni per impedire questa mostra a Firenze. Io mi limiterò a disertare l’evento, credo che ormai le povere creature siano già divenute pelouches e più che fermare la cosa, preferisco contribuire a renderla un fiasco, cosicché non ci sia la voglia di replicare. Abbiamo già la Specola a Firenze, che per le più nobili ragioni di studio, espone quasi ogni creatura vivente da secoli, peraltro con immenso rispetto.

Cinema

Lo chiamavano Jeeg Robot

img_0369I supereroi? Naaaa, non fanno per me. Non sono un grande amante delle trasposizioni cinematografiche dei più noti eroi salva-gente dei fumetti figuriamoci di quelli noti solo ai più attenti lettori Marvel & Co. Invece, questo supereroe, questo Jeeg impostore e improvvisato in una Roma dilaniata dallo spaccio e dalla corruzione, supera qualsiasi documentario, qualsiasi cine-mazzata, qualsiasi saggio o epopea sul tema Bene-Male/Gusto-Sbagliato mai trasmessi finora. Non credo esistano pellicole del genere realizzate in italia ad oggi. Non ha confronto.

Regia e colori pazzeschi, Santamaria prefetto per il ruolo, Ienia Pastorelli meravigliosa rivelazione, musiche e scenografie da cinema esportabile ovunque. Trama e soggetto godibili e narrazione fluida, grande carico di figure retoriche e di morale. Pausa.

Pausa.

Ecco, ora parliamo di Luca Marinelli, che interpreta il cattivo Zingaro. No vabbé, qualcosa di spettacolare. Mettetegli in mano Leone,  Orso, Palma, David e Oscar subito.  È sconvolgente. Sconvolgente!

Correte al cinema ora, subito!

Musica

I Cani – Aurora

aurora-i-caniDopo aver sottoscritto l’abbonamento ad Apple Music (i soldi meglio spesi, ndr), ho la possibilità di accedere e di “possedere” tutta la musica del mondo, ascoltare qualsiasi artista, brano e playlist e di ottenere suggerimenti in base ai miei gusti ed ai generi ascoltati. Ci dedico un po’ di tempo ogni giorno e una volta in auto ho sempre qualche brano o artista da ascoltare o cantare, a scapito della radio che ormai scelgo soltanto al mattino, quando su Radio Deejay c’è il Trio Medusa. In periodo sanremese, però, sono tornato per alcuni giorni alla radio e subito sono stato rapito dal brano “Non Finirà“, in rotazione ancora molto frequente su Radio Deejay, che nulla ha a che vedere con la kermesse televisiva. Una bella shazammata e via su Apple Music alla ricerca di questo artista.

Scopro così che I Cani è lo pseudonimo di un singolo artista, Niccolò Contessa, romano e con all’attivo già tre album. Scarico l’ultimo, Aurora, e lo sparo in cuffia a letto, al buio. Artisti italiani ne seguo diversi, ne amo pochi e mi entusiasmano in pochissimi, ma questo album invece mi ha veramente emozionato subito, anzi no, rapito. La voce di Contessa la trovo perfetta, leggera e pulita, una dizione fantastica ed un timbro chiaro e, ove necessario, struggente. Le sonorità sono incredibili e solo apparentemente semplici, forse un po’ retrò ma col potere di rimandare la mia mente in qualche modo a stati d’animo e cartoni animati anni ’80, ancora non ho chiaro il perché. I brani che più mi hanno fatto battere il cuore sono tre, oltre al singolo già citato.

Il posto più freddo: non capisco, non so bene come descrivere la sensazione che mi scaturisce questo testo, questo suono, questo ritmo basico e martellante che si trasforma in pura nostalgia sonora nel ritornello. Incredibile.

Baby soldato: anche qui musica e voce sono al top, una metrica nuova, originale, la storia di una modella, di sacrifici, di rinunce, di lontananza, e quel fantastico niente, niente, niente che trasporta via l’ascoltatore dopo il secondo ritornello

Protobodhisattva:  fredda e distaccata descrizione del genere umano, ridotto all’osso e ridimensionato nella sua piccolezza, con termini inconsueti e talvolta apparentemente volgari, ma con una metrica ed un sound incredibilmente catchy, sicuramente per me

Mentre ne scrivo, leggo che la critica è stata particolarmente severa verso questo lavoro, alcuni recensori si sono lanciati in accuse anche forti. Non sono un critico e non mi elevo a recensore, ma da semplice ascoltatore emozionato ed entusiasta spero di incontrare le stesse impressioni anche in qualcun altro, oltre me. Buon ascolto.

Queste le date del Tour 2016 appena annunciate:
1 aprile – Roncade (TV), New Age Club
7 aprile – Rende (CS), Teatro Auditorium Unical
8 aprile – Pozzuoli (NA), Duel Beat
15 aprile – Bologna, Locomotiv Club (special guest: Felpa)
16 aprile – Perugia, Urban Club
22 aprile – Torino, Hiroshima Mon Amour (con Todays)
23 aprile – Brescia, Latteria Molloy (special guest: Felpa)
24 aprile – Genova, Supernova Festival
29 aprile – Firenze, Auditorium Flog
30 aprile – Senigallia (AN), Mamamia

Cronaca, Mondo

Festival delle Luci, Prato

Come noto, la Comunità cinese di Prato è fra le più popolose in Europa. A partire dagli anni ottanta infatti, un numero sempre maggiore di cittadini cinesi è giunto a Prato in cerca di fortuna nel tessile, attività appresa in parte grazie ai pratesi stessi che, nel boom economico, trovarono nella Cina il cliente ideale per vendere i macchinari usati ed ammodernare le proprie industrie. Soltanto attorno alla fine degli anni novanta ci si è accorti della enorme separazione tra la Comunità cinese ed i cittadini pratesi, ma la preoccupazione è arrivata solo nei primi anni duemila, quando la crisi economica ed il basso costo dei prodotti delle fabbriche cinesi,  comunque Made in Prato, hanno provocato la chiusura di centinaia di attività storiche locali. Oggi, che si cominciano ad intravedere timidi segni di ripresa e che si è finalmente riconosciuta una responsabilità del disastro economico anche negli industriali pratesi e nella negligenza degli organi di controllo locali, ci si rimboccano le maniche e si comincia a lavorare per una maggiore integrazione fra le due comunità. I cittadini di origine cinese, moltissimi dei quali ormai nati qui, hanno a loro volta cominciato a comprendere ed applicare le normative locali, si avverte una volontà di miglioramento e redenzione, di imparare dalle tragedie causate dallo sfruttamento della manodopera. Allo stesso tempo, molti giovani pratesi si sono attivati per la creazione di associazioni, attività ed imprese volte a promuovere una conoscenza e collaborazione perché è sempre più evidente come questa particolare realtà sociale sia una risorsa preziosa sulla quale fondare la ripresa della città. Da molti anni si è festeggia il Capodanno Cinese a Prato, ma si è trattato finora di un evento marginale, poco noto e poco partecipato. Quest’anno, invece, si è voluto celebrare in contemporanea con il Festival delle Luci, o delle Lanterne, un evento tradizionale cinese che in origine celebrava l’arrivo delle giovani ragazze in età da marito che si riunivano sotto la luce delle lanterne di carta per incontrare i futuri sposi. La manifestazione è stata un vero successo, grazie all’impegno degli enti locali e dell’associazione pratese Chi-na, nata lo scorso anno e promotrice principale. Buona parte di Via Pistoiese e di alcune vie limitrofe è stata pedonalizzata per permettere sfilate, mercatini di strada e l’esposizione di meravigliose lanterne cinesi a forma di panda, di personaggi della tradizione, di teiere, di maschere e gru, il tutto sotto una volta di lanterne rosse tradizionali. Tra le bancarelle ed i negozi aperti, una folla festosa di cittadini pratesi e cinesi si è mischiata in un clima di festa ed armonia come non si era mai visto prima. Un successo tale che si è già pensato di rendere l’evento un appuntamento fisso.

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Musica

Rüfüs -Atlas

RufusaltlasGli album che mi sono piaciuti per intero sono veramente pochi, innumerevoli sono le volte in cui, spinto dalla adorazione per una singola traccia passata per radio, mi sono precipitato ad acquistare il CD che la conteneva rimanendo deluso dalle restanti canzoni presenti. Tra le musicassette ed i CD che ho consumato per intero senza mai saltare una sola canzone mi vengono in mente Rudebox di Robbie Williams, Random Access Memories dei Daft Punk, Non Zero Sumness dei Planet Funk, Erotica e Ray of Light di Madonna. Questo Album si aggiungerà sicuramente alla lista dei favoriti, mi ha acchiappato al primissimo ascolto. Anche stavolta, come accade spesso, sono arrivato molto tardi, l’uscita risale infatti al 2013, tuttavia credo sia un valore aggiunto scovare un artista ed un lavoro che, anni dopo, riescano ad essere attuali ed emozionanti come fossero freschi di incisione. La traccia che mi ha trainato verso l’intero album è Two Clocks, che rimane saldamente la mia favorita. Da segnare nell’agenda per animare una serata divertente, un viaggio in auto verso le vacanze, una serata danzante fra amici, una mostra d’arte. I Rüfüs sono in tre, e vengono dall’Australia e questo è il loro album di debutto. Raramente i prodotti in arrivo from down under raggiungono le nostre classifiche, (ultimo caso memorabile il tormentone di Gotye “Somebodey that I used to know”). In questi giorni, è presente in radio un nuovissimo brano di questo trio promettente, dal titolo “Like an Animal”, che meglio riuscirete ad apprezzare e valorizzare ascoltando prima Atlas. Ovviamente, meglio in cuffia! Notevole la traccia che apre l’album, Sundream (sotto, il video ufficiale).

1. “Sundream” 4:35
2. “Take Me” 4:02
3. “Tonight” 3:46
4. “Modest Life” 3:42
5. “Rendezvous” 4:20
6. “Desert Night” 5:25
7. “Simplicity Of Bliss” 3:10
8. “Sarah” 4:07
9. “Unforgiven” 4:29
10. “Two Clocks” 3:48
11. “Imaginary Air” 7:04
Cronaca, Mondo, Varie, Web

Unioni Civili, due parole

IMG-PROFILO-200x200In questi giorni il web è sfiancante, l’argomento infiamma social network di ogni tipo e a me sembra che le persone amino molto sfogare le proprie frustrazioni commentando a caso. Persone che magari dal vivo sembravano avere un pensiero, al riparo di una tastiera acquisiscono il magico potere della polemica scatenando condanne e sentenze sotto l’ombrello (bucherellato) della morale e dello schermo. Amici e parenti che se interrogati esprimono un parere vicino al mio, appaiono poi senza troppa furbizia fra i commenti più velenosi e rancorosi, in pieno contrasto con quanto detto di persona. Ho un blog, non potevo non spendere due parole per esprimere la mia opinione al riguardo. Ma andiamo con ordine.

  • Unioni Civili: L’Unione Civile è, a parer mio, la strada migliore per tutelare il Matrimonio, e non il contrario. Infatti, proprio a tutela del Matrimonio, si vuole istituire questa nuova figura giuridica specifica per tutti quei casi che non rientrano nella definizione di Matrimonio, e mi riferisco a quello religioso ovviamente. Secondo me infatti, il Matrimonio per definizione è solo e soltanto il Matrimonio religioso, ha un’origine ben specifica e, a parte l’ovvietà del nome stesso, è e deve essere fra un uomo e una donna. Quello che invece abbiamo erroneamente chiamato fino ad oggi Matrimonio civile, altri non è che una Unione Civile e così dovrebbe chiamarsi in futuro. La parola civile lo separa e distingue da quello religioso e lo svincola da tutto ciò che riguarda la religione e le sue regole, regole alle quali chi è credente ed osservante vuole e deve riferirsi, perché non si può fare discriminazione al contrario ed imporre ai cattolici di modificare il loro pensiero, qualcosa in cui credono e che intendono difendere. Sono convinto che il Matrimonio religioso sia e debba rimanere quello che è, con la sua specifica parola, rito, figura e cerimonia. Chi sceglie di sposarsi al di fuori della religione, potrà così sottoscrivere una Unione Civile, laica appunto, e che farà riferimento alle sole regole della giurisdizione, in particolare all’Art.3 dell Costituzione, che già da solo racchiude tutto e basterebbe a risolvere ogni questione:”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E’ un articolo di estrema chiarezza, attualità, modernità ed efficacia, che non lascia fuori nessuno. L’Unione Civile quindi, per come la vedo io, dovrebbe essere un sottoinsieme del Matrimonio Religioso: li accomunano tutti gli aspetti legali, sociali e civili, mentre restano fuori tutte le componenti religiose, quali eterosessualità, devozione, sacramenti e così via. Quindi, l’Unione Civile non fa altro che andare a ripristinare un’evidente e grave lacuna sociale che ha impedito ad una parte dei cittadini di vedersi riconosciuti diritti che erano stati loro garantiti da sempre ma che sono stati negati dalla mancata laicità dello Stato (assistenza al coniuge, assegni familiari, reversibilità della pensione, eredità del coniuge, comunione dei beni, ecc ecc…). Distinguendo in questo modo, infatti, il Matrimonio sarebbe salvo, con buona pace di tutti coloro che si sentono minacciati, ed allo stesso modo, i soggetti che non si riconoscono nei principi religiosi, potrebbero avere la loro sociale e legale figura giuridica senza ledere la sensibilità di alcuno.
  • Adozioni Tout Court e Stepchild Adoption: in Italia non si riesce mai a fare un passo alla volta. A costo di smontare tutto, si butta sempre nel calderone più del necessario per far leva sull’opinione pubblica ed arraffare il supporto dei più pigri, quelli che piuttosto che informarsi prendono qua e là frasi a caso e si bevono qualsiasi novella. Potevamo occuparci delle Unioni Civili, per le ragioni di cui sopra, e in un secondo momento passare al resto, invece stiamo mettendo a rischio il riconoscimento di una istituzione sociale necessaria ed urgente argomentando con assurdità e volgarità completamente inutili. Ho un parere molto fermo e chiaro in proposito, probabilmente in contrasto con quello di molti, ma sono qui a condividere appunto la mia opinione e non voglio omettere nulla. Sono fermamente convinto che chiunque dovrebbe poter adottare un bambino: chiunque abbia la stabilità economica, psicologica ed emotiva, che sia single o accompagnato, che sia uomo, donna, famiglia con figli, coppia di cugini scapoli o di amiche zitelle, di gay o lesbiche: tutti. Chiunque abbia amore da dare, cure, dedizione, sentimento e desiderio, dovrebbe poter accogliere un bambino che qualcun altro ha respinto, rifiutato, abbandonato o privato dei genitori. Se tutti potessero, accertata l’idoneità, adottare un bambino che esiste e che è al mondo da solo, in un istituto o per strada, tutti potrebbero avere la possibilità di dare il loro amore, il loro affetto, il loro impegno alla vita, alla società, al mondo intero. Un bambino deve crescere nell’amore, avere un luogo da chiamare casa e qualcuno che lo guidi e lo sostenga nella crescita. E’ tutto quello di cui ha bisogno. Se questo fosse possibile, forse, non ci sarebbe la necessità di ricorrere ad uteri in affitto o fecondazioni in vitro, perché tutti potrebbero soddisfare il proprio bisogno di essere genitore. Io sono per l’adozione tout court, questa appunto, quella universale, e sono anche favorevole alla stepchild adoption (adottabilità del figliastro, ndr), certo, per chi ha già un figlio e forma un nuovo nucleo familiare, etero o omogenitoriale, a tutela di quei figli che esistono ed hanno un genitore non legalmente riconosciuto e dal quale potrebbero essere strappati improvvisamente. Non sono invece favorevole alle pratiche che consentono di diventare genitori a coloro che, per loro stessa natura, non possono esserlo. Comprendo benissimo e condivido il desiderio di maternità e paternità, ma è un desiderio che potrebbe e dovrebbe essere soddisfatto appunto con l’adozione di quei bambini in attesa di una famiglia, non generando vite tramite pratiche mediche che vanno a compensare quello che non si può essere. A mio parere, è una forma di egoismo, nel vero senso del termine.

Il mio parere non conta molto, è solo il mio, ma spero presto di poter vivere in un Paese dove veramente tutti, ma proprio tutti, abbiano gli stessi identici diritti e doveri, tuttavia, sono molto pessimista al riguardo e non molto fiducioso sull’evoluzione della nostra società odierna. Spero vivamente di venir presto smentito.