Cinema

Nessuno mi può giudicare

La qualità delle produzioni italiane sembra essere in continua crescita. Lo prova questa esilarante commedia pressochè perfetta che conferma, qualora fosse necessario, che non occorre un budget elevato o una promozione assillante per costruire un prodotto di successo. Paola Cortellesi, inutile dirlo, è senza dubbio una delle attrici più versatili e talentuose del panorama attuale, non riesco ad immaginare nessun’altra nel ruolo della escort Torbida Morena, costretta alla redditizia e immorale professione dai debiti ereditati dal marito. La trama ha del “già visto” e pur essendo molto prevedibile si articola su un numero così elevato e così ricco di battute divertenti che vorresti non finisse mai. Ci sono almeno quattro “stop alla risata”, momenti sapientemente collocati durante i quali si è costretti a stringere i denti e  riflettere, avvertendo a pieno l’amarezza ed il cinismo di un tema quanto mai attuale. Raoul Bova riesce perfino a recitare, finalmente, e appare quasi naturale e disinvolto, facendo dimenticare il pietoso ruolo interpretato ne “La Finestra di Fronte”. A condire il tutto, un cast stellare di volti amati e apprezzati: Lucia Ocone, Rocco Papaleo, Caterina Guzzanti, Lillo, e un buffo Fausto Leali. Si condivide col pubblico un’ora e mezza di risate e si esce dalla sala soddisfatti ma al contempo carichi di spunti di riflessione. Fra le sorprese, un Massimiliano Bruno che esordisce al meglio alla regia e si regala un cameo ad inizio film.

Cinema

Potiche

Divertente quadretto familiare anni settanta, un film divertente e leggero, privo di insegnamenti ma ricco di spunti comici. La Deneuve è, al solito, grandiosa. Depardieu, ormai obeso, appare stanco, un po’ sottotono e ricorda incredibilmente Margherita Hack: stessi capelli, stessa gobba. La sceneggiatura è la cosa che colpisce di più, la cura al dettaglio è quasi maniacale ed anche le luci sono quelle dell’epoca, si ha l’idea di stare guardando una pellicola vecchia di trent’anni, grazie anche alla rassegna di carte da parati onnipresenti negli interni. La comicità francese o la si capisce o si rischia, come ho sentito da molti spettatori all’uscita, di restare annoiati. Ozon resta impareggiabile nel mettere frasi in bocca ai personaggi cariche di cattiveria, sofferenza o disprezzo, e farle sembrare semplici affermazioni di poco conto. Un bel sette e mezzo.