Teatro

Le Favole di Paolo Poli

Come dimostrato da Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Piero Angela, anche Paolo Poli è la prova vivente che grande cultura ed un cervello allenato regalano una terza età incredibilmente brillante e sana. Ed ecco l’ottantaduenne attore fiorentino di nuovo in tournée, eclettico, pungente, ironico e divertente. Il pubblico ammirato gli perdona anche le canzoni per la prima volta pre-registrate;  in sala è il tutto esaurito e davanti ad una scenografia minimalista e statica Paolo si diverte a raccontarci alcune delle favole che Carlo Collodi ha importato e tradotto per noi, spesso note solo grazie agli stravolgimenti Disneyani. Sette ballerini con maschera in volto si avvicendano sul palco da La Bella e La Bestia a Pollicino, dall’Elefantino Babar a La Bella Addormentata nel Bosco passando per Romeo e Giulietta. C’è qualcosa nella voce, anzi nelle voci di Paolo Poli, che mi commuove, che mi suona come un dejà-vu uditivo e accende colori e immagini della mia infanzia, quando per la prima volta all’età di sei anni la mamma mi lasciò uscire da solo e seguire il marciapiedi fino all’edicola per andare comprare “I Racconta Storie” fra le cui voci narranti c’era appunto la sua, inconfondibile. Una serata piacevole che si conclude in un’esplosione di risate quando alla Favole si aggiungono alcune filastrocche ambigue e colorite.

Funny Life, Varie

Verso cosa?

Sabato pomeriggio, il primo in cui l’autunno si fa sentire davvero. Colori sono ambrati e cielo terso come accade solo nelle stagioni fredde, luce perfetta. Passeggiata nel parco con Nicola e Birillo, il suo cane. Il parco è bellissimo, curato, vasto ed ordinato. In tanti hanno avuto la nostra idea ed i cani, di ogni taglia e dimensione, giocano fra loro rincorrendosi. Una scena perfetta, piacevole, quasi da spot anni ’80. E poi una coppia di anziani signori seduti a godere del tiepido sole in questa giornata perfetta. Qualcosa mi sfugge. Con tutto quel verde, il prato, gli alberi, il castello, perché mai le loro sedie sono rivolte al muro? Cos’è che non vogliono vedere o cosa stanno osservando invece? Il dubbio resta.