Italia

Etna days: quando l’anno nuovo inizia col botto.

Lo ammetto, mai avrei pensato o scelto di andare in Sicilia in pieno inverno. Non fosse stato perché quello su Catania era il solo volo abbordabile probabilmente avrei trascorso i primi giorni del 2015 in qualche capitale Europea. Ne ho avuto la riprova continuamente e continuamente dimentico che le scelte più casuali sono le più cariche di sorprese, perciò viva il caso e viva la Sicilia! Appartamento in affitto più che perfetto, brigata da quattro bischeri al primo test pienamente riuscito, luoghi incantevoli. Avevo deciso di impegnarmi al massimo per contenere la mia frenesia; mi sarei concentrato il più possibile sull’ascoltare, il rilassarmi e l’accontentarmi, mettendo da parte la mia instancabile foga di vedere e fare. Sì, avevo deciso che stavolta avrei visto e fatto solo ciò che capitava, senza forzare, per godere il più possibile della compagnia degli altri e del riposo mentale. Ebbene, non ho dovuto fare il minimo sforzo al riguardo: in mio aiuto è arrivata una bella botta di influenza con febbre e mal di gola che mi ha obbligato al freno a mano forzato. Ciò nonostante, oltre alla bella Catania, che abbiamo passeggiato e degustato facendo riecheggiare le nostre risate sulle pareti grigio cenere, siamo riusciti a raggiungere Ortigia, centro storico di Siracusa, e persino le pendici dell’Etna, dove con immenso stupore di tutti ci siamo trovati a scalare la colata lavica del 1992 in barba a freddo, neve e, appunto, febbre. Quattro giorni sereni, di vero stacco, di vero divertimento, accompagnati dalla notoria cortesia e collaborazione di vari personaggi locali fra i quali i nostri padroni di casa, negozianti di intimo ultra ottantenni, anziani beati a passeggio nelle proprie ciabatte, ristoratori dai modi materni, un prete zaino in spalla preso dal volantinaggio, commessi ed artisti dall’instancabile voglia di raccontarsi ed una colonna sonora che fa già parte dei suoni del luogo. La felicità.

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Varie

Il Bel Paese è morto

Nell’ultima settimana, il quotidiano La Repubblica ha aperto una casella postale, denominata “vista da fuori”, per consentire agli italiani residenti all’estero di commentare lo stato del nostro paese così come viene percepito, appunto, da fuori. Stamattina ho letto con attenzione tantissime delle mail pubblicate. Le sensazioni che ho provato sono state vergogna, imbarazzo, dispiacere. Ovunque i nostri connazionali vengono scherniti con frasi dispregiative sul nostro paese, con battute sarcastiche di ogni genere e barzellette nelle quali l’Italia viene fuori, come spiegato da Repubblica, come un pezzo di Nord Africa e non più una parte d’Europa. Disprezzo ed orrore per le immagini da Napoli e le sue montagne di rifiuti, per lo stato di molti monumenti, per gli scontri di piazza, i continui scioperi e soprattutto per il nostro Premier, ormai considerato dai più un dittatore. Le domande più diffuse sono  “ma perché voi italiani non lo cacciate? Se veramente non vi piace com’è possibile che sia ancora al suo posto?”. E la risposta qual è? non lo so proprio. Sembra come se noi Italiani ci sentiamo fuori dalla politica, come se la vivessimo passivamente al pari di un qualunque gossip e non ci importasse in alcun modo attivarci per porre rimedio alla situazione attuale. Personalmente, sono stanco di telegiornali, monologhi sterili, talk show e incursioni telefoniche che ogni giorno intasano l’informazione. Ieri sera ho inorridito davanti ai titoli dei telegiornali che anteponevano il discorso del Vaticano sul popolo di Facebook ed il caso Ruby ad una notizia come quella della strage di Mosca. Ma dove vogliamo andare? Forse è il caso di consegnare il nostro Paese nelle mani di qualcuno che lo meriti davvero e smetterla di crogiolarci su meriti artistici, storici o culinari. La verità è che ciascuna delle cose per cui l’Italia è famosa nel mondo positivamente appartiene al passato, del nostro presente soltanto immondizia.